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Giulio Tremonti


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Messaggi trovati: 12 - Pagine: 1
da: CELAVEVODURO
data: 01/06/2009 22.46.56
POLITICA MONETARIA E RILANCIO DELL' ECONOMIA
Come avevamo detto nel precedente articolo, in tutto il mondo le Banche Centrali hanno reagito alla crisi finanziaria con massicci ,concertati e progressivi tagli dei tassi d'interesse. Per quello che riguarda le maggiori economie gli USA e il Giappone li hanno praticamente azzerati, la Gran Bretagna è allo 0.5%, l'Europa attorno all'1% , con previsioni di ulteriori riduzioni. Si intravede qualche risultato, ma la recessione è ancora profonda e i dati sull'economia reale sono da brivido, tali da non permetterci ancora un ragionevole seppur modesto ottimismo sull'evoluzione della congiuntura. Se dovessero malauguratamente arrivare delle brutte notizie su qualche grande multinazionale si rischia di ricadere nel pessimismo più cupo. E in effetti non vi sono più margini per intervenire sul costo del denaro. Le Autorità monetarie hanno quindi esaurito le munizioni. E' necessario muoversi in altre direzioni per avere ancora margini di manovra. Gli USA che già prima di questa gravissima crisi avevano un rapporto debito pubblico/prodotto interno lordo di circa 3 (ossia il totale del debito pubblico equivaleva a 3 volte la ricchezza prodotta in un anno nel Paese) hanno deciso di giocarsi tutto per tutto e con il massiccio piano di interventi per salvare quanto più possibile banche, assicurazioni, società finanziarie ed industria dell'auto si può ritenere che abbiano portato assai vicino al 4 il rapporto debito/PIL. Ora guardiamo all'Europa, visto che dal punto di vista delle politiche monetarie la BCE ha assunto le funzioni di indirizzo che prima erano prerogativa di ogni singolo stato sovrano. In questa direzione l'intervento della mano pubblica è stato assai modesto e ci si attiene in maniera rigorosa, quasi ossessiva, a quelli che erano i parametri che hanno portato all' adozione della moneta unica. Se nella fase storica della costituzione dell'Unione Europea erano giustificati ed imprescindibili il rigore ,il controllo del debito pubblico dei singoli Stati, il rispetto dei criteri di stabilità monetaria ed economica, dobbiamo prendere atto che oggi lo scenario è completamente diverso. Innanzitutto perché stiamo attraversando forse la peggior recessione che il Vecchio Continente abbia mai conosciuto, e se le conseguenze non saranno gravi come il '29 è solo grazie alla globalizzazione dell'economia ,e al fatto che grandi nazioni come la Cina e l'India stanno attraversando ancora una fase di solida crescita economica, non vincolata soltanto all'esportazione ma soprattutto all'incremento dei consumi interni e all'innalzamento del tenore di vita. Poi perché oggi l'Europa nel suo complesso è un vero e proprio gigante dell'economia, con una moneta forte (forse anche troppo), solidi fondamentali e globale stabilità. Dovremo quindi deciderci a giocare da protagonisti, essere traino dell'economia e assumere il ruolo decisionale che ci compete. E' assai arduo capire in questo contesto perché non si alzino voci da più parti per una interpretazione più elastica del Trattato di Maastricht, e non si avvii una azione concertata e condivisa da tutti gli stati membri per l'innalzamento del debito pubblico sia dei singoli Stati sia con emissioni della BCE in prima persona. Quest' operazione potrebbe garantire risorse da dedicare agli investimenti, alle grandi infrastrutture e al rilancio dell' economia. Il collocamento di nuovi titoli di stato non sarebbe un problema visto che tutte le aste registrano una domanda ben superiore all'offerta, piccoli e grandi investitori in questi momenti privilegiano la certezza della salvaguardia del capitale alla rendita finanziaria, la spesa per interessi non inciderebbe sul bilancio con gli attuali tassi,si drenerebbe liquidità evitando così una ripresa caratterizzata da forti tensioni inflattive. Sarebbe in sintesi una grande operazione di ristrutturazione del debito pubblico,con la sostituzione dei titoli in scadenza con altri di nuova emissione, a tassi estremamente favorevoli per le pubbliche finanze. Ancora meno riusciamo a capire come mai alcuni ,e in primis il nostro Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, da sempre fortemente critico in passato verso i parametri dell'Unione Europea, paladino della finanza creativa e del ricorso all'ampliamento del debito pubblico, oggi si dichiarino contrari a percorrere questa via, che sarebbe condivisa da tutti e realizzabile a costi irrisori. Egli afferma che oggi la malattia è il debito, ma esiste un baratro fra indebitarsi a tassi del 5,10,20 % come abbiamo visto non molti anni fa e emettere titoli pubblici a tassi reali inferiori all' 1% come oggi è possibile fare.
da: CELAVEVODURO
data: 01/06/2009 22.43.43
ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA CONGIUNTURA ECONOMICA
Il difficile momento che stiamo attraversando ci deve spingere ad alcune riflessioni: i fattori scatenanti,l' evoluzione e i possibili sbocchi della crisi, le misure adottate e la loro effettiva efficacia.I salari sono bassi, il costo dell'energia si è notevolmente ridimensionato, i tassi di interesse non sono mai stati così bassi. Eppure il cavallo non beve, l'economia non riparte. Io penso che si possa individuare il vero macigno sulla strada della ripresa nello spread fra tassi reali e tassi nominali. Se la riduzione dei tassi non arriva alle imprese e alle famiglie tutto l' operato delle Banche Centrali rischia di essere un puro esercizio accademico.Dire che è tutta colpa di Tremonti che cinicamente si finanzia a tassi dello zero virgola, (il rendimento reale dei Titoli di Stato) e presta soldi alle banche all' 8, 5% (il tasso dei famosi Tremonti Bond), dopo aver puntato la pistola alla tempia degli Istituti di Credito con la Robin Hood Tax, sarebbe una risposta demagogica e superficiale. Ma nel meccanismo su descritto si possono individuare degli spunti di riflessione che ci possono portare a comprendere il momento congiunturale che stiamo attraversando . Cosa è successo nello scorso autunno, quale è stato il detonatore che ha innescato la crisi? Il fallimento della Lehman Brothers negli Stati Uniti, una delle più grandi finanziarie mondiali, che si è trovata con una montagna di crediti inesigibili ,un patrimonio mobiliare ed immobiliare svalutato, e non è stata più in grado di far fronte alle proprie esposizioni . Ragionando col senno di poi è stato un grave errore del governo americano non farsi carico del salvataggio della Lehman Brothers, come poi, troppo tardi, ha fatto per altre grandi Società . Da quel giorno si è scatenato il panico, una mancanza di fiducia a livello globale , nella psicologia collettiva ogni debitore è probabilmente insolvente , ogni banca o società finanziaria è sull' orlo del crack. In una economia reale che in quei mesi era ancora in fase di crescita piccoli e grandi investitori hanno cominciato a ragionare non col criterio della prudenza , ma si sono mossi sotto la spinta della paura irrazionale. Ecco come mai, per ragioni di mercato, si è arrivati ad avere scostamenti così ampi tra tassi ufficiali e tassi reali. In un economia basata sul libero mercato il tasso d'interesse è tanto più elevato quanto più elevato il rischio dell'insolvenza del debitore. I maggiori istituti di credito nazionali come abbiamo visto pagano al Tesoro tassi dell8,5 ed è accertata e garantita dal Governo stesso la loro solidità patrimoniale. Se questo (che un tempo si chiamava con termine anglosassone PRIME RATE) è il costo del debito per le realtà più affidabili, siamo semplicemente degli ingenui se pensiamo che piccole imprese e famiglie possano pagare tassi reali e non nominali più bassi per crediti e mutui immobiliari. I piccoli soggetti sono i più esposti alla stretta creditizia, e il fatto che essi debbano pagare interessi assai elevati, così distanti dal tasso ufficiale di sconto, non può essere imputato all' avidità delle Banche ( questa si è veramente una affermazione di bassa demagogia spendibile a malapena in campagna elettorale). Sono le situazioni reali di mercato a causare la difficoltà di accesso al credito e quindi a far mancare concreto sostegno finanziario al motore dell'economia .
da: CELAVEVODURO
data: 28/05/2009 1.33.52
UNA ANTICA LEGGENDA
Giulio Tremonti, l’unico uomo al mondo che aveva previsto l’esplodere della crisi, ha deciso con la coerenza che gli è propria di fare una mezza marcia indietro sull’abolizione dell’ICI. Ma per evitare un eccesso di lodi, lo ha fatto nel silenzio assoluto. Noi però vogliamo festeggiarlo e ringraziarlo come merita




Un antica leggenda celtica narra che nelle brume valtellinesi nel medioevo c’era un alchimista, Julius Ter Montius, che - al contrario di tutti i suoi colleghi, che cercavano di trasformare il piombo in oro - aveva speso al sua vita nel tentativo di trasformare l’oro in cacca di mucca: ed era uno che non sbagliava mai. Sempre secondo le antiche leggende celtiche, decise di diventare esperto di economia, e divenne amministratore della famiglia Castelli sannazzaro di Cermeledo. Nella nuova identità, elaborò il teorema di Robin Hood, altrimenti detto con la destra regala un soldino, con la sinistra arraffa un milioncino, e il famoso teorema della retromarcia, con il corollario “Solo i cretini non cambiano mai idea” Unendo alla sapienza di astrologo quella di amministratore, iniziò a farsi chiamare dai suoi discepoli Economius Colbertius Profeticus, e divenne bravissimo nel prevedere il passato. Si devono a lui le incredibili previsioni, formulate nell’anno domini 1357, sulla fine dell’impero Romano e sulla morte in croce di Gesù.

Diretto discendente di quell’antico genio è l’attuale Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Dal suo illustre antenato ha ereditato la grande passione per i miracoli, le straordinarie doti di preveggenza e soprattutto l’incrollabile faccia di bronzo. E’ stato il primo (anzi, l’unico) ad avere capito la terribile tempesta che stava per abbattersi sul sistema bancario, e l’ha saputa affrontare e governare con grande lungimiranza. A lui si deve la formidabile invenzione di una nuova tassa contro le Banche, la Robin tax, proprio alla vigilia della crisi mondiale del sistema bancario. E lui, memore del famoso teorema del suo avo, che alla lungimiranza unisce una grande coerenza, ha pensato bene, qualche settimana dopo, di varare un pacchetto di aiuti miliardari a tutte le banche di ogni ordine e grado.

Sempre grazie alla sua lungimiranza e capacità di previsione, di fronte all’approssimarsi della crisi e dei tempi duri per i quali erano necessarie risorse pubbliche per cassa integrazione, indennità di disoccupazione, rilancio degli investimenti, ha pensato che fosse il caso di inventarsi un bel buco di bilancio abolendo l’ICI, l’imposta comunale sugli immobili. Una scelta acuta, che ha mostrato al mondo le sue doti di saggezza, il suo coraggio anche nel prendere decisioni impopolari. Così, sfidando con sprezzo del pericolo gli applausi di milioni di italiani, e ricordando l’altra massima del suo antico avo, mentre con la mano destra regalava qualche euro con l’ICI con la sinistra, per trovare i soldi che ora mancano in cassa, tagliava i fondi per la scuola, la sanità, le politiche sociali e l’indennità di disoccupazione.

A chi gli faceva notare che era meglio non insistere nell’abolire l’ICI, ha giurato e spergiurato che la scelta dell’abolizione del tributo sulla casa era sacrosanta, definitiva e irrinunciabile. Con la coerenza che lo contraddistingue, anch’essa ereditata dal suo grande avo, famoso in tutta la Valtellina con il soprannome di Travicello, quando - facendo due conti - si è accorto che mancavano 473 milioni di euro per versare la seconda tranche della somma promessa ai Comuni per avere il loro consenso all’abolizione dell’ICI (la loro principale fonte di entrata) il geniale ministro dell’Economia ha emanato una risoluzione, la n. 2 del 4 marzo 2009, che reinterpreta le norme contenute nella Legge di abolizione dell’Ici, rispetto alla prima risoluzione, la n. 12/DF del 5 giugno 2008.

L’art. 1 del Dl 93/08 prevedeva infatti che l’esenzione dell’Ici per l’abitazione principale si applichi anche alle case non necessariamente dimora abituale del contribuente, ma anche a quelle “assimilate” con delibera comunale. Nella prima interpretazione il ministro Tremonti, in preda al suo famoso raptus da buco in bilancio, una malattia che purtroppo ha ereditato anch’essa dal suo antenato valtellinese, aveva compreso negli assimilati coloro che avevano affittato la propria casa a persone in stato di difficoltà, chi l’aveva data a suoi affini (i parenti del coniuge) e chi si trova all’estero. Svegliatosi dal raptus in seguito ad un’interrogazione parlamentare che a fine gennaio avvertiva della previsione del minor gettito che i comuni avrebbero presentato entro la fine di aprile, il ministro più lungimirante ed intelligente che la storia ricordi ha deciso di restringere notevolmente la cerchia dei contribuenti esenti dall’imposta, con effetto non solo per il 2009, ma anche - in modo quindi retroattivo - per l’anno 2008.

Per una curiosa coincidenza l’importo che dovrebbe così rientrare nelle casse dei Comuni italiani è proprio di 473 milioni di euro. La felicità delle centinaia di migliaia di contribuenti che si vedono togliere un regalo già dato - e che preannunciano, per festeggiare, l’avvio di migliaia di contenziosi - è stata nascosta dai mezzi d’informazione per non esagerare con le lodi al ministro, ed è stata nascosta anche da un’opposizione che quanto a acume e lungimiranza non è seconda neppure al ministro Tremonti. Ma noi, che di Giulio siamo accaniti ammiratori, essendo venuti a conoscenza della vicenda non possiamo non cantare, una volta ancora, le lodi del ministro. Ricordiamoci bene che prima che uno come lui diventi ministro dell’Economia ci vorranno anni, decenni. Forse secoli. Non nascono geni del genere tanto spesso. L’ultimo fu appunto il suo avo: l’alchimista, l’amministratore, il veggente, l’astrologo. Quello che -lo ricordiamo - inventò il Teorema della retromarcia: “Solo i cretini non cambiano mai idea”. E allora, possiamo ancora coltivare la speranza che prima o poi la cambino anche molti italiani.

da: CELAVEVODURO
data: 11/05/2009 0.19.44
NEMESI STORICA
EGR. SIG. MIN. , I SUOI INTERVENTI ALLA TV IN CUI SI DICHIARA SODDISFATTO DEL PIL A -4.4% SONO SEMPLICEMENTE PATETICI.COME SONO PATETICI I MESSAGGI CHE RICEVE SU QUESTO SITO, CIRCA UNO OGNO 15 GIORNI. CON UN CALCOLO APPROSSIMATIVO 9 SU 10 VENGONO CENSURATI. MA FORSE A LEI BASTA PRESTARE SOLDI A STROZZO ALLE BANCHE. ILTESORO SI FINANZIA ALLO ZERO VIRGOLA E PRESTA SOLDI ALLE BANCHE ALL' 8,5%. EGR.SIG. MIN. , LEI DEVE AUGURARSI CHE IL VENTO NON CAMBI, E DI NON TROVARSI MAI NELLA SITUAZIONE OPPOSTA, CIOE' NELLA NECESSITA' CHE GLI ISTITUTI BANCARI DEBBANO SOTTOSCRIVERE I TITOLI PUBBLICI PER RADDRIZZARE LA BARCA, PERCHE' IN QUELCASO LE VERREBBE PRESENTATO UN CONTO ASSAI PIU' SALATO. MA IN FONDO PERCHE' PREOCCUPARSI? INTANTO SONO SEMPRE QUEI COGLIONI DI CONTRIBUENTI A PAGARE.
da: SALVATORE ACCARPIO (PALLANZA VERBANIA)
data: 27/04/2009 17.28.15
COME POSSO VIVERE QUESTI 36 MESI!!!!!
amatissimo giulio sono un suo sostenitore,è l'ammiro per quello fa.pur troppo devo fagli una domanda sono un elettrauto è pur volendo lavorare non c'è lavoro sparitè le vetture euro (o è1 -èqualche euro 2)credo non so se mi sbaglio questa volta ha tolto al povero per dare al ricco.un pò di acciacchi le ho .come può risolvere il mio problema?.
distinti saluti un suo sostenitore accarpio salvatore...
da: ANTONIO DE IORGI (LA SPEZIA)
data: 23/04/2009 16.27.14
RIMANDARE A CASA I GLANDESTINI
Egr. Sig. Ministro Tremonti,
In Italia, contro l' immigrazione selvaggia, è necessario adottare il modello Zapatero.
Gli immigrati clandestini in Italia arrivano in quantità non più contro labili, e questi sanno che nel nostro paese possono fare tutto, dal vendere merce contraffatta ,
vendere droga, far prostituire le ragazze, rubare, aggredire , picchiare chi non consegna la chiave della cassaforte, uccidere ecc. ecc.
Sono curati a spese di tutti, e favoriti nell' assegnazione di alloggi più dei cittadini Italiani.
Solo una minoranza lavora e rispetta la nostra religione, e i nostri usi e costumi.
Le nostre leggi li puniscono raramente, e loro sapendo, ne approfittano.
Respingerli quanto arrivano sembra cosa difficile, addirittura gli stati da dove provengono non voglio accettarli, tranne che dietro pagamento di somme ingenti.
Una soluzione ci sarebbe, imbarcarli sugli stessi battelli che arrivano, a cominciare dai delinquenti che si trovano nelle carceri, trainarli sino al confine delle loro acque internazionali, fornirli di tanto carburante che gli basti solamente per raggiungere la riva, e avvertirli che se cambiano rotta saranno affondati.
Il provvedimento é molto duro ma necessario, o si prendono provvedimenti seri o saremo sopraffatti.
Antonio De Iorgi

da: LUCIANO EUPIZI (FRANCAVILLA AL MARE)
data: 27/03/2009 19.47.30
UNA EVAZIONE AL GIORNO
02 –Una evasione al giorno: ...lo scandalo sanità in Abruzzo.

Stralcio dal quotidiano "il Centro", "bufera in Abruzzo" – 15/08/08 di L. Colantonio
"Quinto piano della procura della Repubblica di Pescara, ore 12, i magistrati sono al lavoro. A un mese esatto dagli arresti che hanno decapitato la giunta regionale,la procura di Pescara cerca riscontri alle piste che portano le tangenti versate da Vincenzo Angelini in Lichtenstein e in Albania."

"Le tangenti introvabili. Non c'è traccia né dei 5,8 milioni di euro che l'imprenditore teatino sostiene di aver consegnato in più trance da 100mila, 200mila e 780mila euro, a Del Turco, Cesarone e Quarta; né dei 500mila euro che, sempre Angelini, dice di aver consegnato all'ex.assessore della giunta Pace, Vito Domenica, al casello di Pratola Peligna dell'A25; né dei 100mila euro che lo stesso ex-governatore di centrodestra, Pace, avrebbe intascato, con il coinvolgimento del suo ex genero, Vincenzo Trozzi, vice presidente della Fira di Masciarelli; né, infine, del boccone più grande, 16 milioni di euro dato all'ex manager Asl di Chieti, Luigi Conga, che avrebbe agito per se...(fine stralcio)."

Vantaggi di una riforma fiscale "rivoluzionaria": ritenuta alla fonte per TUTTI con la banconota "targata" anti-evasione (v.all. Tremonti ter).

Ogni mazzetta o tangente, effettuata per contanti, ma con nuove banconote "nominative", oltre che impedire di fatto l'evasione fiscale, qualunque sia l'importo, costituirebbe un valido deterrente contro chi utilizza la propria attività, professione o influenza, per porre in atto comportamenti illeciti, truffe, associazioni a delinquere, concussioni e corruzioni. La nuova banconota cosiddetta "targata" consentirebbe, oltre alla tracciabilità sulla regolarità dei compensi pagati, la certezza che sugli stessi il Fisco agirà con "ritenuta alla fonte" sui due fronti: quello del corruttore e quello del corrotto.
Ciò, quantomeno, costringerebbe i beneficiari di mazzette o tangenti ad aggirare l'ostacolo ricorrendo alle pseudo-fatturazioni, per prestazioni professionali, consulenze o, magari, per adeguati compensi dovuti alla vendita di quadri di un certo valore artistico quando il politico corrotto possiede il dono della pittura, come accaduto con lo scandalo della Sanità in Abruzzo.
Dopo di ché, chi avrà accettato o estorto una mazzetta o una tangente, recandosi in banca o presso un ufficio postale con le banconote "nominative" ricevute a fronte di comportamenti apparentemente leciti, dovrà: o versarle sul proprio conto o richiederne la sostituzione con banconote "nominative" a lui intestate, da utilizzare per le proprie necessità. Su quel "reddito prelevato", al momento della sostituzione, pagherà le tasse. E il cerchio si chiude. Pur restando ancora da punire i colpevoli dal punto di vista penale, compito questo demandato a quelle Forze dell'ordine istituzionali (Polizia, guardia di Finanza,CC) che quotidianamente affrontano questo tipo di reati.
(continua...alla prossima tangente)
da: ALESSIO
data: 15/03/2009 23.35.41
I RIMBORSI ICI HAI COMUNI
Voi che sostenete tremonti sapete per caso quando ci spiegherà come rimborserà i circa 3 miliardi di euro che tutti i comuni italiano non hanno incassato dall'ICI e che il decreto prevedeva venissero elargiti dal bilancio?
sono stati fatti tagli per gia oltre 500 milioni da altri investimenti, nonostante tremonti avesse assicurato che i soldi erano disponibili per la manovra.

Beati voi che vi accontentate di fare politica e non di "buona amministrazione", spiegatemi come fate.
da: LUCIANO EUPIZI (FRANCAVILLA AL MARE)
data: 13/03/2009 20.01.11
UN'EVASIONE AL GIORNO

01-Una evasione al giorno: ...il "lavoro nero"

Stralcio dal quotidiano "il Centro": cronaca di Teramo – 11/11/2008 di Gaetano Lombardino.
"La richiesta": "LINEA DURA CONTRO I DOPPI LAVORI".

"Vogliamo verifiche ispettive per l'anno 2009 prima di inserire altri settori artigiani". E' la dura presa di posizione della Confartigianato Imprese di Teramo contro coloro che svolgono un lavoro abusivo senza essere iscritti all'albo artigiani o al registro ditte e non pagano le relative tasse.

Non ha usato giri di parole il presidente Luciano Di Marzio in una lettera indirizzata al direttore della direzione provinciale del lavoro, ...omissis... sottolineando che "...devono esserci controlli mirati a scoprire e colpire gli evasori totali di tutti i settori economici..." auspicando infine che "vengano coinvolti anche gli organi di controllo come la Guardia di Finanza, i Carabinieri e la Polizia statale, provinciale e urbana" affinché si possa ridurre la piaga del lavoro abusivo. (fine stralcio).

Vantaggi di una riforma fiscale "rivoluzionaria": ritenuta alla fonte per TUTTI con la banconota "targata" anti-evasione (v.all. Tremonti ter).

Il pagamento effettuato per contanti, "ma con nuove banconote nominative", oltre a costituire un valido deterrente al lavoro sommerso, impedirebbe di fatto l'evasione fiscale, qualunque sia il compenso richiesto da chi utilizza la propria attività o professione, contando quasi sempre sulla "comprensibile" compiacenza di coloro che, per necessità, pur di lavorare da un lato o di risparmiare dall'altro, accettano il lavoro in nero. La nuova banconota cosiddetta "targata" consentirebbe, oltre alla tracciabilità sulla regolarità dei compensi pagati, la certezza che sugli stessi il Fisco agirà con "ritenuta alla fonte" sui due fronti: quello del professionista e quello del cliente.
Dopo di ché, il professionista o l'artigiano, recandosi in banca o presso un ufficio postale con le banconote "nominative" ricevute da uno o più clienti, per una qualsiasi vendita o prestazione, potrà: o versarle sul proprio conto o richiederne la sostituzione con banconote "nominative" a lui intestate, da utilizzare per le proprie necessità. Su quel "reddito prelevato", al momento della sostituzione, pagherà le tasse. E il cerchio si chiude. Pur restando ancora da punire i colpevoli dal punto di vista penale, compito questo demandato a quelle Forze dell'ordine istituzionali (Polizia, guardia di Finanza,CC) che quotidianamente affrontano questo tipo di reati.
Inoltre, l'evasore, non potendo più agire in nero per accaparrarsi una prestazione abusiva, esentasse, sarebbe costretto a confrontarsi con la concorrenza, in misura commercialmente più corretta.

(continua...al prossimo lavoro in nero)
da: LUCIANO EUPIZI (FRANCAVILLA AL MARE)
data: 03/03/2009 19.24.23
CARO MINISTRO...TI RISCRIVO!
(e-mail inviata per la prima volta al sito economico "lavoce.info" in data 11/06/2002. Da allora hanno fatto seguito altre centinaia di e-mail inviate negli ultimi anni a molte istituzioni dello Stato, associazioni di categoria, parlamentari, trasmissioni radio e tv, giornalisti, quotidiani, sindacati ecc.)

Caro ministro...Ti scrivo.

- Il dubbio di ogni contribuente: lo metto?...o l'ometto?...

E' noto a tutti che il pagamento delle tasse non è stato mai fatto con grande entusiasmo dal contribuente e ciò in qualsiasi epoca storica ed in ogni paese.
Secondo l'art. 53 della nostra Costituzione "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva"; l'art. 56 fissa i criteri cui l'imposizione fiscale deve essere ispirata (criterio della capacità contributiva e criterio della progressività). Entrambi devono essere in sintonia con il cosiddetto principio della legalità per cui: "Nessuna forma impositiva è possibile se non in base alla legge). Parlamento e/o Enti Locali devono pertanto legiferare in merito.
Tavole rotonde e accesi dibattiti che spesso degenerano in veri e propri scontri verbali, da decenni impegnano illustri economisti, politici, sindacalisti, associazioni di categorie e moderatori su come risolvere il problema dell'evasione fiscale, senza però cavare quasi mai...un ragno dal buco! E soprattutto, senza nulla togliere al prezioso e grande merito, di cui si deve dare atto alle nostre forze istituzionali che, quotidianamente, combattono e contrastano ogni genere di frodi ed evasioni fiscali, droga, organizzazioni malavitose, pedofilia e tanti altri reati (Guardia di Finanza, Carabinieri, Nas, Polizia...)

Come, dove, quando, con chi e perché.

Da alcuni anni, ai nostri governanti, si presenta un'occasione irripetibile per proporre, non solo agli italiani ma a tutta la comunità europea, l'attuazione di una riforma fiscale rivoluzionaria che sicuramente farebbe finire la totalità degli evasori fiscali nelle reti del fisco. Un'occasione unica: l'introduzione della moneta unica europea: l'Euro.

Problema: come "cavare" un ragno dal...buco! Fiscalmente parlando ci sono due "tipi" ...di ragni:
· quelli con funzioni di sostituto d'imposta, con i quali mensilmente,(operai, impiegati, pensionati) sono costretti "a fare i conti e finire", inesorabilmente nella ragnatela del fisco, pagando fino all'ultimo centesimo di tasse;
· quelli che rimangono nel "buco", ovviamente "nero", tessendo la loro micidiale ragnatela per sottrarre al fisco risorse inimmaginabili, dormendo sogni tranquilli, alle spalle dei cittadini con reddito esclusivamente soggetto a "ritenuta alla fonte".

Soluzione: una riforma fiscale "rivoluzionaria":

· ritenute alla fonte....PER TUTTI!
· TUTTI...dipendenti del Fisco! La banconota ...targata
· Federalismo fiscale...anti-evasione
· Trasformazione della banconota da "titolo al portatore" a "titolo nominativo";
· Un "contomat"...di riserva... da spazzolare per il Fisco;
· Pressione fiscale ridotta del 70 - 80 % !!!
· Evasione fiscale...non più impunita;
· Lavoro nero, pizzo, trafficanti di droga, armi, tangenti, sfruttamento della prostituzione stop!
· Inutili le rapine in banca e gli assalti ai furgoni portavalori;
· -niente più denuncia dei redditi (tranne per chi dovesse recuperare oneri deducibili per spese e cure mediche o altri oneri e/o detrazioni già previsti dalle vigenti norme)
· -abolizione dell'IVA -IRPEF- ILOR -INVIM - e di quasi tutte le altre imposte dirette e indirette. (Escluse alcune tasse e tributi comunali come ICIAP - rifiuti solidi urbani - altri servizi comunali ecc.)
· -Abolizione dell'obbligo dei registratori di cassa e/o ricevute fiscali.
· -limitazione con auspicabile esclusione del ricorso (oggi non se ne può fare a meno) a commercialisti, consulenti o altri pseudo esperti, professionisti soprattutto in evasione fiscale ( il professionista più bravo è spesso quello che riesce a far pagare meno tasse). Mi affretto a precisare sempre entro i termini labirintici della nostra arcinota normativa fiscale.
· -eliminazione di ogni tipo di ritenuta su stipendi e salari a carico dei lavoratori dipendenti e sulle pensioni.
· Azzeramento oneri aziendali per assunzioni giovani precari e disoccupati;
· Agevolazioni per turismo e rimesse degli emigranti;
· Globalizzazione della lotta all'evasione fiscale;
· Risanamento del debito pubblico;
· Risanamento dell'INPS (senza toccare le pensioni) ... prelevando le risorse necessarie da quei 250/300 miliardi di euro annui (bazzècole!) di evasioni fiscali
· Niente tagli alla scuola, università, ricerca, formazione, innovazione, o alla sanità.




L'unico vero taglio da fare è quello all'evasione fiscale!!! Se i consumi e quindi l'economia reale, come sostengono gli economisti, dovrebbero ripartire anche dai risparmiatori, che fine hanno fatto o faranno i risparmi di quei milioni di italiani che in buona fede li hanno affidati alle proprie banche negli ultimi anni?...(bond Argentina, Cirio. Parmalat e chi più ne ha...ne metta...fino alle recenti batoste da oltre oceano...)
Stroncare l'evasione fiscale consentirebbe a tutti coloro che le tasse le hanno sempre pagate sui propri stipendi, salari o pensioni, di ridurre drasticamente la pressione fiscale di oltre il 50% e recuperare gran parte di quei risparmi "traditi" (2 o 3000 Euro l'anno su redditi medio-bassi) per poter riprendere fiato.


"PAGABILE A VISTA AL PORTATORE". ...era la frase stampata su tutte le vecchie banconote in lire!

Il principio riformatore, semplice ma nello stesso tempo fortemente osteggiato, come tutte le grandi riforme in genere, dovrebbe ruotare proprio intorno a quella frase: sarà un caso, ma non risulta più stampata sulle nuove banconote in euro. Ovviamente, con i dovuti accorgimenti e approfondimenti che per brevità vengono qui tralasciati, una riforma così "rivoluzionaria", e paragonabile forse al famoso gesto facilissimo, a cui però nessuno aveva mai pensato, che consentì a Cristoforo Colombo di far stare dritto un famoso "uovo":

"TRASFORMAZIONE DELLA BANCONOTA , O BIGLIETTO DI BANCA, DA TITOLO AL PORTATORE A TITOLO NOMINATIVO".


RITENUTA ALLA FONTE...PER TUTTI.

Tutte le banconote in circolazione, dovrebbero essere riconvertite dai vari istituti di credito e trasformate, entro tempi prestabiliti da titolo al portatore in altrettante banconote a titolo nominativo, assumendo, In pratica, le stesse funzioni degli attuali assegni "non trasferibili" eliminando il contanti dalla circolazione monetaria, fatta eccezione per le sole monete metalliche attualmente in uso. Gli estremi, (serie e numero), di ogni nuova banconota nominativa "riconvertita" , dovranno essere contrassegnati e memorizzati elettronicamente con il codice fiscale del possessore (o altro codice identificativo) che ne diverrà cosi l'unico e legittimo possessore ( ...non proprietario). Ciò consentirebbe inoltre di realizzare quell'archivio anagrafico fiscale importantissimo per rispettare quanto sancito dalla nostra Costituzione (Art.53 e 56) sulla capacità contributiva e sulla sua progressività.

A questo punto entrerebbe in funzione il meccanismo su cui si baserebbe gran parte della riforma, i cui effetti turberebbero ben presto il sonno dei più impuniti evasori.

IL VALORE DI OGNI VECCHIA BANCONOTA CAMBIATA IN BANCA VERREBBE DECURTATO DI UNA PERCENTUALE PRESTABILITA (per es.: il 10, 15 o 20%) che rappresenterebbe "QUANTO" il Fisco preleva su quel reddito costituito da quella banconota. (Contro un peso fiscale attuale che supera il 40%)
Ogni possessore di biglietti di banca o di qualunque altro strumento o modalità di pagamento, verrebbe virtualmente considerato "dipendente del Fisco", per la parte di reddito di cui ogni volta e in qualunque modo ne chiederà la disponibilità, subendo la ritenuta alla fonte, proprio come attualmente avviene per i possessori di reddito fisso.

UN ...."CONTOMAT" DI ...RISERVA.

Una condizione, che comunque già esiste nel sistema bancario, dovrà essere accettata anche da chi attualmente non deve utilizzare questa forma di deposito: tutti i depositi di C/C bancario o Titoli o altro, verrebbero "spazzolati" automaticamente in modo che il 10% (o altra percentuale che comunque sarà di gran lunga inferiore all'attuale pressione fiscale) sia sempre a disposizione del cliente per far fronte al prelievo che la banca opererà a favore del fisco. Una specie di Contomat che potrebbe essere incentivato e reinvestito con condizioni più favorevoli a quelle attualmente concesse dalle banche sui C/C bancari.
Alcuni esempi:
· Tizio rilascia a Caio un assegno ( o nuove banconote "nominative, ma vale anche per qualsiasi altra forma di pagamento) sul proprio C/C di 15.000 euro per l'acquisto di un'autovettura. Caio si rivolge alla banca di Tizio per incassare l'assegno. La banca addebita Tizio complessivamente per 16.500 euro (15.000 per l'assegno sul C/C e 1.500 - pari al 10% - sul conto speciale riservato per legge dal cliente per pagare quanto dovuto al fisco) La stessa banca consegna o accredita a Caio i 15.000 euro della vendita dell'autovettura, trattenendo anche a Caio, su quel reddito, il suo 10% che la banca verserà al fisco.

· Prostituzione e suo sfruttamento: supponendo che il giro di affari di una persona costretta o meno alla prostituzione si aggiri intorno ai 50.000 Euro l'anno, tutti incassati per contanti con nuove banconote "nominative" e recanti i dati identificativi dei "clienti", per poterle utilizzare dovrebbe versarle comunque in banca e sulla somma che preleva, per es. di 1000 Euro in nuove banconote, pagare il suo 10% che la banca verserà al fisco. Lo stesso varrà per i protettori. Non verrà certo debellata la prostituzione ma l'evasione sugli introiti e sullo sfruttamento subirà una drastica riduzione.

· Tangentopoli, calciopoli, sanitopoli: non sarà più possibile o comunque sarà molto rischioso dare "mazzette" in contanti con le nuove banconote cosiddette "targate". Anche in questi casi, in qualunque forma vengano date, per poterle poi utilizzare dovrebbero regolarmente pagare il loro 10% al fisco, tramite banca.

E così via...di esempi se ne potrebbero fare a centinaia.

Inoltre, come avviene attualmente con gli assegni, anche le nuove banconote "nominative" presentate in banca per l'incasso, subirebbero la "sforbiciata" da parte del cassiere, per renderle inutilizzabili.

STIAM0 ....SCHERZANDO SU...MIGLIAIA DI MILIARDI.

"Trafficanti e spacciatori di droga, prostituzione di tutte le tendenze, introiti derivanti da rackets imposti dalla malavita, trafficanti di armi e contrabbandieri, rapinatori, liberi professionisti, beneficiari di tangenti, vincitori di lotterie e giù fino alla numerosissima schiera di piccoli e grandi evasori parziali o totali, lavoro nero, traffico sui defunti segnalati alle pompe funebri, vendite immobiliari e comunque qualsiasi forma di riciclaggio di denaro di provenienza più o meno lecita, non sfuggirebbe così tanto impunemente come oggi purtroppo avviene...

LA BANCONOTA...TARGATA
Il sistema con cui potrebbe essere gestita tutta la fase di riconversione delle banconote avvalendosi di tutte le potenzialità delle più recenti tecnologie informatiche, è del resto già operante da decenni, con ottimi risultati, nel settore automobilistico. Ogni autovettura, autocarro o ciclomotore ha un proprio numero di targa al quale corrisponde il legittimo proprietario.
Chi commette un'infrazione sa che, attraverso il numero di targa, le autorità potranno risalire al proprietario e rintracciarlo, entro breve tempo, per notificargli l'infrazione.

POSSEDERE UNA BANCONOTA SARA' PER IL FISCO, CON IL NUOVO MECCANISCO, LA STESSA IDENTICA COSA.

La "targa" di ogni banconota sarà identificata, oltre che dalla serie e numero, anche dal codice identificativo del legittimo possessore. Vale anche per qualsiasi altra forma di movimento di denaro.
Con il passaggio della banconota da "titolo al portatore" a "titolo nominativo", sarà pressoché impossibile sfuggire alle maglie del fisco, se la rete sarà ben progettata.

TAGLI SI...MA ALLA PRESSIONE FISCALE.

Tutto quanto sopra, andrà certamente a beneficio dell'intera collettività poiché, ridotta drasticamente l'evasione, diminuirà sicuramente anche l'attuale pressione fiscale. Il problema, altrettanto serio e difficile, sarà allora quello di saper amministrare tutto quel flusso di denaro nella maniera giusta. Riducendo gli sprechi e gestendo cose e servizi pubblici con un'impronta manageriale, dovranno essere comunque garantiti, degna assistenza morale e materiale alle categorie notoriamente più deboli, a quelle strutture private e pubbliche, e al volontariato, che già da anni si dedicano all'assistenza degli anziani, dei disabili, dei più bisognosi.... tutte chiacchiere...che avete già sentito...vero?
Quali potrebbero essere le conseguenze benefiche di un progetto serio di riforma fiscale, sig. Ministro, un progetto che coinvolgerebbe tutti nel pagamento delle tasse, non è difficile prevederlo: chi ha sempre pagato non avrà più motivo di lamentarsi contro gli "ex-evasori". Dovrà prendersela con coloro che non avranno saputo gestire e amministrare la "Cosa Pubblica"... e sicuramente ricordarsene al momento opportuno.

LA SPERANZA ...FINANZIATA DAL FISCO!

Una riforma della giustizia fiscale attenuerebbe molte delle recenti tensioni sociali, potendo contare su un gettito enorme, pur dimezzando le attuali aliquote.
Globalizzare la lotta all'evasione fiscale potrebbe aprire qualche speranza e qualche possibilità in più, soprattutto per le prossime generazioni. Investendo molte più risorse a partire dalla integrazione scolastica e civile nei confronti delle varie culture etniche presenti non solo in Italia ma in tutto il Continente europeo. Trasformando gradualmente gli attuali aiuti di generi alimentari, medicinali o di assistenza economica, in progetti concreti di realizzazione in quei Paesi, delle più urgenti strutture ed iniziative di carattere sociale, agricole e culturali per cercare di rendere autonome quelle popolazioni del "Terzo Mondo". Solo così potrà essere arginata l'onda umana di "disperati" che quotidianamente rischiano la vita per un sogno che li porta a scappare dai propri Paesi. Con la speranza, che ognuno di noi nutre nel proprio cuore: quella di una vita migliore per se stessi e per i propri figli.


IL COSTO...DELLA DISOCCUPAZIONE.

Contemporaneamente alla manovra fiscale, per contenere e ridurre l'inflazione, frenare l'aumento dei prezzi, dovrebbe essere costantemente rivisto il cosiddetto "patto sociale", che porterebbe al contenimento ed alla riduzione del costo di lavoro e alla riduzione della disoccupazione. Un piano che rilancerebbe l'economia italiana e stimolerebbe gli investimenti da parte sia degli imprenditori italiani che stranieri.
Tutto il carico dei contributi sociali, che oggi costituisce uno dei più pesanti oneri aziendali (intorno al 35-40%), dovrebbe essere "azzerato", a condizione che le aziende si impegnino ad assumere giovani disoccupati, eliminando o riducendo gli straordinari, come del resto già sta in parte avvenendo, eliminando il lavoro nero e perché no, sospendendo o limitando le robotizzazioni, in modo che il maggior costo sostenuto per le nuove assunzioni, venga controbilanciato da una pari riduzione dei costi aziendali dovuti per contributi sociali, a carico del datore di lavoro.

TURISMO E RIMESSE DEGLI EMIGRANTI.

Anche qui stiamo parlando di centinaia di migliaia di miliardi.
Per non penalizzare il turismo, i turisti stranieri dei paesi che hanno aderito all'Euro, al momento del cambio non dovrebbero subire alcuna trattenuta, ma potrebbero ricevere ugualmente "banconote nominative" in modo tale che, i beneficiari di detto afflusso di denaro, debbano a loro volta riconvertire le banconote ricevute, per passare attraverso il nuovo sistema fiscale.

Stessa procedura dovrebbe essere riservata alle rimesse dall'estero fatte dagli emigranti.
Le agevolazioni potrebbero essere differenziate per i turisti provenienti da paesi Europei che per il momento non hanno aderito all'Euro.

Coraggio, Ministro (Tre)...monti in sella e cavalchi una riforma fiscale che passi alla storia. Tremon...ti assicuro molti evasori. (...vale anche per il ministro oggi in carica!)

L'occasione è ghiotta e irripetibile...l'Euro è arrivato...

Siamo un ristretto gruppo di amici, alcuni anche funzionari di banca, pronti a chiedersi se per caso qualcuno mai ci risponderà...anche se l'argomento è MOLTO SERIO!!!!. Grazie.
Eupizi Luciano Francavilla al Mare (CH), email:onaicul@interfree.it
Ultimo aggiornamento: 30/11/2008

Gentile Sig. eupizi
la lettera al Ministro Tremonti, che anche a nome dei suoi amici, ci ha
inoltrato, al di là del tono ironico e provocatorio, mi ha richiamato alla
mente una proposta in realtà non così dissimile, avanzata nel dibattito fra
economisti. La proposta è indubbiamente "rivoluzionaria" e presenta notevoli costi e difficoltà, ma soprattutto proiettandosi nel futuro, merita
indubbiamente una qualche attenzione. Sperando dunque di fare cosa gradita allego un articolo di E.L.Feige, "The automated payment transaction tax .Proposing a new tax system for the 21st century", pubblicato nel 2000 sulla rivista Economic Policy. Dal paper e dalla successiva discussione emergono chiaramente i vantaggi e le difficoltà di questa proposta. Cordialmente Silvia Giannini
----- Messaggio inoltrato da Luciano Eupizi > Date: Tue, 10 Sep 2002 19:40:48 +0200
> From: Luciano Eupizi
> Reply-To: Luciano Eupizi
> Subject: Caro ministro...Ti scrivo!!!
> To: redazione@lavoce.info
>
da: LUCIANO EUPIZI (FRANCAVILLA AL MARE)
data: 03/03/2009 19.02.20
LA SPERANZA FINANZIATA DAL FISCO
Due matti, si incontrano nel cortile della Casa di cura che da qualche anno li ospita. Uno, convinto di essere il presidente del Consiglio dei ministri, si fa chiamare Silvio; l'altro, convinto di essere il ministro dell'economia, Giulio.
"Ciao, Silvio, come sei elegante, dove stai andando?".
"Non te lo immagini neanche, Giulio" risponde Silvio, "ti sembrerà strano, ma questa notte ho avuto una intuizione, vera, illuminante: penso di aver risolto, finalmente, il problema del debito pubblico e sto recandomi a palazzo Chigi per preparare un disegno di legge, su cui naturalmente proporrò al governo di chiedere la fiducia...".
"Ma, Silvio" replica Giulio preoccupato, "Vuoi proprio far perdere la pazienza a Gianfranco?".
"No, Giulio, questa volta, vedrai, capirà. La questione è molto seria e urgente: ho deciso di accollarmi per intero il debito pubblico nazionale".
"Ma,... se non fossi pazzo anch'io", ribatte Giulio, "non ti crederei. Proprio ieri, anche in televisione hanno comunicato che il debito pubblico è salito a 1.670 miliardi di euro... so che non ti mancano le risorse, Silvio, ma come pensi di risolvere un problema finanziario così pesante?"
"Sono matto, Giulio, ...ma non sono mica scemo! Ora ti spiego, con un esempio che potrà sembrarti paradossale, ma non lo è affatto. Supponiamo che in Italia esista un solo imprenditore, capace di creare e dirigere un'organizzazione di produzione di beni e servizi talmente grande, investendo risorse e capitali, per un giro di affari tale da coincidere con la produzione nazionale per circa 3.100 miliardi di euro, stimati a fine anno 2008. (PIL nazionale, compresi i costi per consumi intermedi necessari per le normali attività produttive). Supponiamo che quell'imprenditore sia io e che assieme a te, Giulio, si possa decidere di cambiare alcune regole dell'economia, per impedire agli speculatori di continuare a fare terra bruciata con i soldi di milioni di risparmiatori, e venga efficacemente contrastata l'evasione fiscale e il lavoro sommerso."
"Silvio, fermati," replica perplesso Giulio, "pensi forse di poter far chiudere le borse? Di tassare la prostituzione, il traffico della droga, la corruzione...o che altro? Le entrate sono quelle che sono...non ho ancora i dati aggiornati...più o meno come nel 2007, circa 380 miliardi di euro. Non penserai mica di immettere altre decine di miliardi di banconote sul mercato aggravando ancora di più il debito pubblico? Gli ultimi dati che conosco davano il conto "banconote in circolazione" della Banca d'Italia a quota 100 miliardi di euro circa, ma non sai mai se i dati sono veramente quelli. Dicono che ogni tanto le distruggono per non saturare il mercato e impedire l'aumento dei prezzi. Speriamo che sia vero, soprattutto per la collettività, ma non mi sembra che il debito pubblico stia diminuendo e che i prezzi stiano scendendo, anzi..."
"Bravo, Giulio, il problema del debito pubblico e proprio questo. Andiamo per ordine. Lo Stato continua a indebitarsi fin sopra la testa, sfornando altri miliardi di euro in titoli di stato che milioni di risparmiatori, da sempre, considerano ancora uno dei migliori investimenti. La Banca d'Italia mette in circolazione altrettante banconote a beneficio del mercato per nuovi beni e servizi prodotti. Così il debito pubblico può solo aumentare."
"Scusa, Silvio, se ti interrompo. Stai forse dicendomi che sarebbe meglio porre dei limiti alla circolazione monetaria?"
"Esatto! La talpa che continuamente consente all'evasione fiscale di scavare e vivere nel sottosuolo dell'economia sommersa trova un terreno estremamente fertile in coloro che puntano proprio sulla velocità della nostra circolazione monetaria, sottraendo risorse enormi alle casse dello Stato. Prendi ad esempio il traffico della droga, il contrabbando, lo sfruttamento della prostituzione, solo per citare alcune delle attività illegali, che nessuno ancora in Italia e in Europa è in grado di quantificare. Eppure esse, insieme a tutto quanto gira attorno all'economia sommersa, producendo comunque utilità, anche se illegale, rientrano in quei 3.100 miliardi di euro della produzione, che rappresentano la base dei conteggi del PIL nazionale e pro-capite. L'unico "neo", non certo benigno, è che essendo la maggior parte di quelle attività illecite, trattate esclusivamente per contanti, la velocità di circolazione della moneta è molto alta, proprio come l'evasione fiscale...ma perché mi guardi così, Giulio? Pensi che sia diventato matto?"
"No, no, Silvio..." risponde Giulio sorridendo, "sono convinto anch'io che sia giunto il momento di percorrere qualche altra strada, e forse rivedere alcune teorie sulla macro-economia, ma... se mi consenti, da economista, torno alla domanda di poco fa, alla quale non mi pare tu abbia risposto.Come pensi di limitare la circolazione monetaria, senza rischiare di compromettere l'equilibrio necessario ad una collettività che produce nuovi beni e servizi, in un mercato che ha invece sempre bisogno di una adeguata monetizzazione e, nello stesso tempo, impedire allo Stato di indebitarsi? Eliminando forse il contanti?"
"No, caro Giulio, il contanti non deve essere eliminato, ma usato in modo tale da consentire due eventi importantissimi. Il primo, combattere e abbattere l'evasione fiscale. Il secondo, di dimensioni ancora più importanti, evitare l'indebitamento dello Stato ogni volta che vengono messe in circolazione nuove banconote. In altre parole, e noi Giulio lo sappiamo da sempre, se lo Stato emettesse direttamente le banconote o la Banca d'Italia gliele cedesse a costi tipografici, pressoché nulli, lo Stato non si indebiterebbe e il mercato, con appositi accorgimenti, potrebbe effettuare tutte le transazioni necessarie beneficiando delle nuove banconote in circolazione. Che ne pensi?"
"Non lo so, Silvio, ci devo pensare su. Il tuo ragionamento, potrebbe risolvere il problema del debito pubblico, o ne limiterebbe comunque gli aspetti negativi se l'indebitamento pubblico venisse trasformato in investimenti ed opere pubbliche o strutture per servizi sociali a favore delle categorie più deboli. Ma, ti chiedo per la terza volta: come pensi di impedire alle banconote in circolazione di passare da una mano all'altra, per decine, forse per centinaia di volte? E come impedire, in tutti quei possibili passaggi, che quelle banconote, evadendo il fisco, finiscano per chiudere transazioni illecite in nero: truffe, ricatti, estorsioni, tangenti, droga, contrabbando, prostituzione ecc.?"
"Con una riforma fiscale rivoluzionaria, Giulio" che ti riassumo in poche parole:
Trasformazione della banconota da titolo al portatore a titolo nominativo."
"Cosa...banconote nominative?" grida Giulio, incredulo, " ma stai scherzando?"
"Niente affatto, Giulio. Ti faccio un esempio molto chiaro. Prendi lo stipendio di un impiegato, di un operaio o di un pensionato. Tutti e tre sono soggetti a ritenuta alla fonte, tramite sostituto d'imposta, e l'evasione fiscale è zero. Mi sono quindi chiesto: se lo strumento per impedire l'evasione fiscale è il sostituto d'imposta, al quale non sfugge neanche un centesimo di imposizione fiscale, allora, se tutti noi, e dico tutti, venissimo considerati virtualmente "dipendenti" del Fisco, per la parte di reddito di cui ogni volta e in qualunque modo ne chiedessimo la disponibilità, la banca o l'ufficio postale, in veste di sostituti d'imposta per conto del Fisco, opererebbero la ritenuta alla fonte sulle somme prelevate, proprio come avviene per i possessori di reddito fisso. Ecco la ragione delle banconote nominative.
La loro velocità di circolazione sarebbe uguale a 1 e la quantità di moneta da immettere sul mercato sarebbe esattamente pari alle effettive necessità di ogni singolo operatore. Comunque, Giulio, maggiori dettagli li potrai trovare in questi appunti che ti lascio, sono sei o sette pagine. Dagli un'occhiata. Ma adesso scusami, devo proprio andare."
"Ok, Silvio, ti lascio andare, ma prima toglimi un'ultima curiosità. Come la mettiamo con l'impegno che ti sei preso su quei 1.670 miliardi di euro del debito pubblico? Non penserai di risolvere il problema penalizzando la sanità, la ricerca, l'innovazione, le fonti di energia alternativa o contare magari sulla riduzione degli sprechi nella amministrazione pubblica? Certamente, non credo, vorrai mettere di nuovo le mani nelle tasche degli italiani, aumentando le tasse?"
"Assolutamente no, Giulio. Sugli sprechi c'è già un tuo collega, un po' più basso di me , che sta egregiamente affrontando il problema. Per quanto riguarda le tasse, non solo non saranno aumentate ma, grazie alla introduzione delle banconote nominative e la conseguente riduzione delle attuali aliquote di oltre il 50%, le entrate tributarie dello Stato, caro Giulio, verranno raddoppiate, proprio perché agiranno su tutta la massa monetaria circolante. Veniamo al debito pubblico. Sono 1.670 miliardi di euro che superano ormai da anni il PIL nazionale che nel 2008 si e assestato sui 1.600 miliardi di euro. Se al prodotto interno lordo si aggiungono i costi dei consumi intermedi, che l'attività produttiva deve sostenere per acquistare beni e servizi, da consumare o trasformare nei processi produttivi, si risale al costo totale della produzione, che, come ti dicevo prima a di circa 3.100 miliardi di euro. Inoltre, e correggimi se sbaglio, se al valore della produzione aggiungiamo i risparmi custoditi nelle banche, delle famiglie italiane e delle società finanziare e non, pubbliche e private, per circa 800 miliardi di euro, più i 100 miliardi di banconote immesse in circolazione dalla Banca d'Italia, fanno 4.000 miliardi di euro. Se a tutta questa massa monetaria volessimo applicare la metà della attuale pressione fiscale, il 20% su 4000 miliardi produrrebbe un gettito di circa 800 miliardi di euro, più del doppio delle entrate tributarie del 2008, che mi dicevi essere di circa 380 miliardi di euro. Volendo destinare, pertanto , solo il maggior gettito ottenuto, oltre 400 miliardi di euro l'anno, alla cancellazione del debito pubblico, in quattro anni, il problema sarebbe risolto. Altre domande, Giulio?"
"Si, Silvio, l'ultima. Come pensi di convincere il sig. Trichet della Bce, la Merkel, Sarkozy e gli altri partners europei?"
"Non è un compito mio, Giulio. Sei tu il ministro dell'economia. Vai, tranquillo. Se proprio ti dovessero dare del matto, puoi sempre dare la colpa a me. Ti saluto.

(Silvio & Giulio- di Luciano Eupizi –Francavilla al mare, 17/01/2009

da: ALESSANDRO FLORIAN (ZERO BRANCO)
data: 17/01/2009 15.39.04
TASSO MUTUI ( ASSURDO)
Come è possibile che un mutuo variabile a 20 tasso che applica un EURIBOR 6 mesi + 0,75 spread questo mese paga una rata del 5,95 e il prossimo mese 5,65.
Vorrei che questo assieme al messggio che è impossibile cambiare banca per contrattare un tasso migliore arrivasse a Giulio Tremonti.
Se avessimo un tasso agganciato precisamente al BCE oggi pagheremo 200/300 euro in meno di interessi al mese.
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